Numeri& tendenze: quale scenario ci attende nel breve periodo?

Numeri& tendenze: quale scenario ci attende nel breve periodo?

Apprezzamento delle materie prime, food security e impennata dei prezzi di luce, greggio e gas. Ancora una volta i numeri svelano meglio di ogni altro mezzo cosa ci attende da qui in avanti, ricordando che il mercato segue sempre la regola aurea della domanda e dell’offerta.

Il 2021 volge al termine e certamente verrà ricordato nel tempo come un “anno di passaggio” non solo per gestione della fase post pandemica ma anche, e forse soprattutto, per il nuovo assetto economico che gradualmente sta prendendo piede a livello globale. Il primo dato incontrovertibile deriva dall’aumento dei prezzi delle materie prime praticamente in tutti i comparti produttivi. Guardiamo all’agricoltura, settore dal quale deriva l’alimentazione e il sostentamento delle persone.

Cambiamenti climatici, conseguenti cali produttivi, minore disponibilità di materia prima, aumento dei costi di trasporto sono alcuni dei fattori che hanno contribuito all’impennata.

In un recente studio Coldiretti ha calcolato la fiammata degli aumenti riferendosi all’indice FAO: a settembre 2021 tale indice ha toccato il valore più alto dal 2011, trascinato dai prezzi internazionali dei cereali (+27,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) a fronte di un aumento dello zucchero del 53,5% e dei grassi vegetali che hanno registrato un + 60% rispetto allo scorso anno.

In Italia solo il 60% della domanda interna di grano duro viene soddisfatta da produzioni nazionali, il che significa che per il 40% l’industria molitoria si affida alle importazioni. Quest’anno però le rese cerealicole nel Nord America, dal Canada agli Stati Uniti, hanno fortemente risentito della siccità con una produzione inferiore del 44% rispetto al 2020.

Nel frattempo la Cina (1,4 miliardi di persone) tra gennaio e agosto di quest’anno ha ritirato dal mercato oltre 46 milioni di tonnellate di cerali (+147,5% rispetto allo stesso semestre del 2020) e più di 71 milioni di tonnellate di semi oleosi nei primi otto mesi del 2021 (+3,3% su base tendenziale, fonte Teseo.Clal.it). Secondo le previsioni USDA (United States Department of Agricultar) gli stock di mais della Cina per il periodo 2021-2022 potrebbero superare i 209 milioni di tonnellate su un totale degli stock mondiali di 301,7 milioni di tonnellate. Analoga analisi per la soia dove per il medesimo periodo gli stock cinesi potrebbero ammontare a 36 milioni di tonnellate su una quota di stock mondiali di meno di 105 milioni di tonnellate.

È evidente come all’interno di questa “tempesta perfetta” la Cina abbia riportato alla ribalta il tema della sicurezza alimentare non inteso però come salubrità delle produzioni, cioè food safety, bensì come garanzia degli approvvigionamenti, vale a dire food security. Ed è altresì evidente che la questione è politica, oltre che economica, dal momento che Pechino è in grado di condizionare l’andamento dei prezzi per il resto del mondo che non sempre è in linea con le posizioni del gigante asiatico.

Notizie poco rassicuranti anche sul fronte energetico con forti aumenti per gas, energia elettrica e greggio (da notare che il prezzo dei carburanti non è mai sceso nemmeno durante il lockdown con quotazioni del petrolio in caduta libera) che inevitabilmente si spalmeranno sull’intera filiera, a cominciare dalla produzione. Da ultimo ma non certo per importanza, va ricordato come allevatori e agricoltori stiano fronteggiando un aumento senza precedenti di mezzi tecnici (perfosfato ammonico +90%, urea +70%, nitrato ammonico +40%) perfino con possibili difficoltà di reperimento.

Su questi trend già in corso da anni si è innestata la pandemia, fattore che ha certamente contribuito all’aumento dei prezzi, dal momento che dopo mesi di chiusure totali è impensabile che ogni cosa ritorni come prima.

Difficile oggi ipotizzare una soluzione in grado di far fronte all’esplosione dei costi delle materie prime poiché il mercato da sempre segue la regola aurea della domanda e dell’offerta.

Dialogo e diplomazia tra filiere, tra istituzioni e tra stakeholder a livello internazionale restano probabilmente l’unica via percorribile all’interno di una crisi di cui per ora è difficile prevedere la fine.

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