15 anni di Twitter: come cambia il giornalismo

15 anni di Twitter: come cambia il giornalismo

Esiste un giornalismo prima di Twitter e un giornalismo dopo Twitter? Il 21 marzo si sono festeggiati i 15 anni di un social che ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e del giornalismo. Poche parole, 280 caratteri al massimo, immediatezza e rapidità di diffusione. Ecco l’essenza rivoluzionaria di questa piattaforma.

Un ufficio stampa istantaneo

A partire da quel “just setting up my twitter” del fondatore Jack Dorsey sono cambiate molte cose. Twitter è diventato lo strumento perfetto per chiunque abbia a che fare con la comunicazione. Giornalisti, attori, società calcistiche, politici… Tutti intenti a pubblicare i loro cinguettii in questa enorme cassa di risonanza virtuale. Twitter è diventato una sorta di ufficio stampa istantaneo e gratuito, dove ognuno può dare la propria versione della verità facendo leva sull’appeal del proprio profilo. Una gara a chi riesce a scatenare il più alto numero di re-tweet.

Non solo, una delle funzioni più entusiasmanti del social di San Francisco è che le persone possono interagire con queste notizie in real time e generare una serie lunghissima di commenti e risposte. Non è un caso che soprattutto i personaggi politici si avvalgano di questo strumento per dire la loro prima, dopo o durante una seduta in Consiglio o mentre sono in viaggio per rapporti internazionali… Ognuno di loro si diverte a scatenare la polemica e a stuzzicare la pancia degli utenti.

Come cambia il giornalismo?

Chi si occupa di comunicazione sa bene che questo social ha cambiato il modo di fare giornalismo. Chi fa questo mestiere infatti, sa bene che il dovere di un giornalista è quello di essere in possesso di fonti certe e attendibili, e che quindi prima di dare una notizia o di scrivere un articolo è necessario che tutto sia opportunamente verificato. Con Twitter il processo si è invertito radicalmente: prima viene data la notizia, poi questa viene ripresa e verificata dai giornalisti che hanno il compito di renderla fruibile e attendibile al pubblico.

Oggi si parla di “debunker”: colui che smaschera le fake news. Ai giornalisti, dunque, spetta il compito di ri-elaborare ciò che viene pubblicato sui social e dare quindi una versione dei fatti il più possibile oggettiva e fondata su fonti certe e autorevoli. O per lo meno così si vorrebbe.

Nel nuovo millennio sono cambiati e cambieranno i giornali, specialmente cartacei, ma non dovrà cambiare la deontologia dei giornalisti. Oriana Fallaci diceva che il giornalista è colui che scrive la storia nel presente più attuale, ma la velocità con cui si muovono e ri-muovono i contenuti sui social complica non poco il lavoro di chi fa informazione. Se si vuole dunque raggiungere la meta ambiziosa posta dalla Fallaci, sarà quindi necessario mantenere i ritmi frenetici di piattaforme come Twitter.

Così quindi, social e giornalisti sono diventati indispensabili l’uno all’altro per scrivere la nostra storia e farsi testimoni indelebili della realtà che ci circonda. Twitter avrà bisogno di un giornalista capace che valuti e ponderi i contenuti che di continuo aggiornano il feed. Il pubblico infatti, anche quello più preparato, avrà sempre bisogno di una figura che certifichi la “verità” di un tweet, di qualcuno che indaghi per loro sulla precisa funzione che quella comunicazione ha avuto in quel preciso momento. Viceversa, il giornalista non può fare a meno di Twitter per rimanere aggiornato, aggrappandosi così al flusso di notizie che si succedono velocemente in real time.

Un tempo si era soliti prendere il proprio giornale di fiducia per farsi raccontare i fatti del giorno da un punto di vista simile al nostro; oggi, invece, dovremo imparare ad affidarci ai giornali per entrare nella notizia, scoprire cosa sta dietro a un cinguettio in real time. Questo mondo “a presa diretta” corre rapido e irrefrenabile. A colpi di tweet, post e tik-tok di vario tipo, il giornalismo dovrà saper traghettare al porto sicuro la nave dell’informazione h24 che ora naviga in un mare costantemente mosso com’è quello della Rete.

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