Clubhouse: pro e contro del social del momento

Clubhouse: pro e contro del social del momento

È la novità del 2021, una delle piattaforme a più alto tasso di time consuming, stiamo parlando ovviamente di ClubHouse. Questo social è stato ideato e creato nel 2020 da Paul Davison e Rohan Seth, due figure ben conosciute nel mondo Pinterest e Google. Dopo l’endorsement di Elon Musk, la creatura dei due statunitensi ha di fatto scalzato dal podio i vari TikTok, Houseparty, Snapchat e social vari che offrono contenuti audiovisivi.

 

Ora, data, lingua… si può scegliere persino il pubblico

Tutto si svolge secondo i canoni di un talk in diretta, ma puoi scegliere tu in quale “stanza” entrare. Sì, perché la bellezza di questo social è quella di offrire all’utente un’infinità di possibilità tematiche. Una sorta di centro congressi virtuale, ad accesso libero, in cui ciascuno può decidere di cosa vuol sentir parlare. Si possono scegliere ora, luogo, lingua e persino pubblico! Una volta fatto l’accesso alla stanza ci troveremo di fronte a uno o più moderatori del talk che gestiscono il “traffico” delle persone che si susseguono sul palco virtuale.

Abbiamo detto quindi: moderatori, speaker e pubblico. Ma se si volesse prendere la parola perché dopo qualche minuto ci si appassiona al tema dibattuto, o si è preparati su quel particolare argomento? Semplice, basta “alzare la mano” e i moderatori faranno in modo che ci si possa aggiungere al turnover degli speaker. Insomma, ognuno potrà per qualche minuto avere la fetta di attenzione che desidera.

 

E poi c’è quel particolare…

Il mondo virtuale di Clubhouse non finisce di sorprendere, perché c’è un particolare che entusiasma ancor di più i fruitori di questa piattaforma: nulla di ciò che sarà discusso rimarrà in memoria. Esatto: niente video salvati, niente registrazioni, tutto sarà disponibile in tempo reale, e poi finirà nel dimenticatoio.

 

I pro di Clubhouse…

La varietà di contesti messi a disposizione da questo social è sicuramente il suo punto di forza. Elon Musk, Oprah Winfrey, Virgil Abloh… gli idoli che hai sempre sognato di incontrare a portata di clic. Una funzione mai vista prima che è la ciliegina sulla torta per chi ha sempre sognato di poter scambiare due parole con i propri idoli. Chi di noi, non ha mai sognato di scambiare due parole con il proprio cantante preferito, il proprio attore o attrice, o altri personaggi dello showbiz? Su Clubhouse questo potrebbe avvenire. Un altro pro di questo social è che per tenere le redini di certi discorsi e discutere di argomenti di un certo taglio servono oratori capaci. Sulla scia di questo, si prospetta infatti una qualità di contenuti piuttosto elevata potrà suscitare l’attenzione anche dei più accaniti detrattori dei social network.

 

E i contro?

In una società pigra come la nostra, disabituata ad andare al teatro, a partecipare ai convegni, Clubhouse sembra offrire solamente vantaggi e comodità. In realtà, la voluta mancanza di un archivio in cui andare a ripescare ciò che vorremmo “rivivere” è un punto a sfavore per questa piattaforma. L’assenza totale di memoria è un po’ lo spettro che si aggira nella società contemporanea. Il consumismo “dei contenuti”, che già nel termine implica un deterioramento, sta raggiungendo il massimo della propria diffusione e questo è riscontrabile proprio in questi nuovi modi di comunicare.

 

La oralità 2.0

La cultura, la letteratura, i segreti della bottega… Un tempo tutto era tramandato in forma orale di persona in persona; poi è arrivata la carta che ha reso tutto più facile e trasmissibile per secoli. Oggi, siamo all’oralità 2.0 in cui le cose da dirci, i segreti da scambiarci, non sembrano poi essere molti, visto che abbiamo tutto a portata di Google e dei social network.

La comunicazione si sta evolvendo: tutto procede verso una cultura delle immagini non più supportate da didascalie, ma da veri e propri incisi vocali. Non è un caso che le Instagram stories, i TikTok, le stanze di Clubhouse, i podcast stiano ora spopolando. Il mondo corre veloce, il tempo per leggere anche solo poche righe non è mai abbastanza. Prima ancora che tradurre contenuti importanti in “immagini raccontate”, la comunicazione dovrà seguire uno dei consigli preziosi dati da Calvino nelle sue Lezioni Americane: dovrà saper “pensare per immagini”. Solo così potrà realmente calarsi in questo mondo in continua evoluzione.

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